Il look afrofuturistico di Black Panther

Il film prodotto dai Marvel Studios ha vinto 3 Oscar, tra cui quello per l'incredibile scenografia

“Black Panther”, di Ryan Coogler si è rivelato l’ennesimo successo dei Marvel Studios raggiungendo quota 1.3 miliardi di dollari al box office di tutto il mondo. Ma la notizia è che la pellicola si è appena aggiudicata tre Oscar: come “migliori costumi” per Ruth Carter, “migliore scenografia”, per Hannah Bleacher e Jay Hart, e come “miglior colonna sonora originale” grazie al lavoro del compositore Ludwig Goransson. 

Basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics, il film è prodotto dai Marvel Studios e distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures. In “Black Panther”, Pantera Nera deve affrontare un vecchio nemico che ha messo in discussione la sua leadership e minaccia la stabilità del Wakanda, fittizia nazione africana la cui cultura è intrisa di influenze tribali, ma che offre anche uno sguardo sbalorditivo su come potrebbe essere una città del futuro, tanto da essere definita dai critici “Afrofuturistic Society”.  E proprio qui, sul lavoro di progettazione e allestimento dell’intera scenografia, è stato fatto un capolavoro.

In una lunga intervista pubblicata su Premium Beat, la scenografa Hannah Bleacher – che ha gestito un budget artistico di 30 milioni di dollari e supervisionato un equipaggio di centinaia di persone – racconta il dietro le quinte del suo lavoro per “Black Panther”. Per studiare il progetto ha trascorso un periodo a Cape Town, in Sudafrica, e poi ha viaggiato nella regione con il resto dell’equipaggio per avere un’idea dei paesaggi e delle culture rappresentate. “Ci sono molte diversità e non solo relative alla natura”, ha spiegato Beachler, “non si poteva rappresentare tutto, ma certamente avremmo potuto interpretare quella diversità che ogni regione ha, ognuna con la sua storia, i suoi miti, i suoi colori e la sua cultura, e svilupparla all’interno del Wakanda”. Dai costumi agli edifici “gran parte dell’architettura ha disegni, forme e colori che hanno un significato: edifici senegalesi che hanno forti tonalità di rosa, viola e verdi, altri con strisce che scendono lungo le colonne. In quei luoghi i vestiti e gli edifici sono colorati, tutto è colorato. Quindi sapevo che il colore avrebbe fatto parte del film!”.

Una squadra di persone del luogo ha viaggiato con loro e ovunque andassero raccontavano loro la storia, le caratteristiche della flora e della fauna, ciò che c’era di indigeno nell’area. “Quindi guardavo tutto, facevo ricerche su tutto, perché volevo che ogni sfumatura fosse inserita nel “design language” di Wakanda. “È stata un’esperienza fantastica, essere così vicini, parlare con la gente del posto e ascoltare le loro storie, capire le diverse tribù, conoscere la storia e ciò che le persone hanno vissuto al di là di ciò che avevo letto e ricercato per conto mio. I paesaggi sono immensi: perdi immediatamente il senso della prospettiva, il che ti porta in uno stato d’animo diverso.. Il film doveva assorbire tutto quanto e non si poteva catturare attraverso immagini e foto, ma bisognava vederlo e toccarlo con mano”. Alcune riprese si sono tenute a Pusan, in Corea del Sud. Tra le location usate nel film: la spiaggia di Gwangalli, il ponte di Gwangan, il mercato del pesce di Jagalchi, Marine City e l’area di Sajik-dong. “Ho amato anche la Corea del Sud, un’altra tradizione ricca di cultura che ci ha molto ispirati”. 

Grazie al suo lavoro in Black Panther, Hannah Beachler è stata la prima afro-americana ad essere nominata per un Oscar come miglior scenografo, oltre che la prima a vincere la categoria.