64 scenette sull’abitare

Pierluigi Anselmi /propp racconta l'installazione per Edison alla Triennale di Milano. Un racconto in 64 frammenti sui simboli e gli ambienti del vivere contemporaneo

Entrata. Buio in sala. 64 piccoli schermi proiettano 999 domande sul significato di abitare. E mentre lo spettatore gira tra le file di schermi, scorge dei video di stanze: ambienti del quotidiano surreali e simbolici che non lasciano indifferenti. È l’installazione per Edison, ideata da Pierluigi Anselmipropp e Stefano Mirti con il progetto e realizzazione di dotdotdot, all’interno della mostra 999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo alla Triennale di Milano, a cura di Stefano Mirti. I 128 schermi, con due display per lato che proiettano le immagini in sincrono, sembrano galleggiare nel buio. Sono alimentati dagli stessi cavi in tensione e sono stati fabbricati all’interno del fablab Opendot, anch’esso presente nella mostra con la sua microfactory.

Pierluigi, 64 small views è un progetto a cavallo tra l’installazione artistica e il cortometraggio. Qual è la modalità di interazione con lo spettatore? Durante la fase di ideazione con Stefano Mirti abbiamo immaginato una sorta di condominio scoperchiato: una casa delle bambole dove ogni stanza sarebbe stata contenuta in un piccolo monitor. Il lavoro è stato un concentrato di brainstorming, fogli excel, lanci di dadi e idee che piano piano andavano a chiarirsi. In italiano il titolo è “64 scenette” perché sostanzialmente non si tratta di altro. I monitor “galleggiano” in uno stato atemporale nel suono di Painé Cuadrelli. La narrazione non ha uno sviluppo lineare nel tempo, ma spaziale. Alcune scene sono connesse tra loro, mentre altre sono indipendenti. Ma il legame tra le stanze lo determina il visitatore passando tra gli schermi strutturati in colonne e distanti 90cm gli uni dagli altri, consentendo un’esperienza immersiva.

Avete impiegato tecniche di ripresa o di post produzione particolari? Per definire la tecnica di rappresentazione abbiamo tentato collage digitali, illustrazioni al tratto, stanze di carta, lego ecc. Alla fine abbiamo scelto il 3d in collaborazione con il 3d artist Francesco Gini (coinvolto nel progetto con l’inganno!) Abbiamo realizzato 64 ambienti tutti diversi, tutti speciali. Per ognuno abbiamo pensato a un personaggio (uomo, donna, coppia) che abbiamo filmato su green-screen. Solo in fase di montaggio abbiamo abbinato gli ambienti ai personaggi. Il tempo totale è circa 160 minuti. Sui tempi di realizzazione… meglio non parlarne!

Il progetto vive nella mostra 999 ma anche sui social. Puoi spiegare in che modo sfruttate l’amplificazione del social media? L’amplificazione di cui parli è stata il punto di partenza della mostra, ovvero il progetto di una community. La mostra ha infatti due anime, una fisica e una virtuale. Nel caso di propp ha fatto da traino quella virtuale con il progetto A casa di Vladimir: la produzione delle 999 video-domande che da qualche mese, ben prima dell’apertura della mostra, hanno invaso instagram e facebook. I video sono serviti per attirare l’attenzione, per creare aspettativa ed empatia tra le persone e per espandere la rete di partecipanti. È stato un lavoro muscolare, che ha il suo corrispettivo all’interno della mostra nei 999 certificati stampati: un modo per affermare che i 999 video li abbiamo fatti per davvero! Con Stefano Mirti abbiamo invertito il processo: è la mostra a nascere dai social, dal basso, dalla community, da un sistema di relazioni che non ha mai smesso di espandersi. È stata la community a creare le 999 domande e che continua a offre contenuti e un’interazione continua. Il curatore non impone concetti dall’alto ma stabilisce un processo fatto di relazioni.

Qual è la vostra domanda sull’abitare contemporaneo? Di che forma è la tua casa? Per noi una casa rimane un quadrato con un triangolo sopra.