L’impronta dell’uomo sulla Terra

Tra documentario e fiction, un'inchiesta sul futuro del Pianeta nell'era geologica dell'Antropocene, dominata dal genere umano. In streaming su MDFF Store

Siamo in una nuova era geologica artificiale contraddistinta dall’intervento dell’uomo? È la domanda che pone il regista americano Steve Bradshaw a una commissione d’inchiesta di scienziati internazionali. Il documentario Anthropocene, impostato nel ritmo narrativo come una fiction di fantascienza, ci tiene sospesi, in attesa della catastrofe. Vedi il film su MDFF store.

CONTESTO E TRAMA. Il film ha avuto il beneplacito del chimico olandese e premio Nobel Paul Crutzen che ha coniato il termine Antropocene. È un documentario “fictional” molto realistico. Non vuole porsi come un lavoro scientifico, infatti non viene impiegata una terminologia accademica per rivolgersi a un pubblico allargato.
Gli intervistati fanno parte della Commissione Internazionale di Stratigrafia e sono scienziati da varie università del mondo. Unica eccezione per Monica Berger Gonsalez, antropologo che ha scritto sull’Antropocene. Le testimonianze degli scienziati pongono quesiti al mondo e fungono da monito sulle pratiche degli uomini che porteranno alla distruzione del pianeta.

Il Prof. Will Steffen dell’Australian National University parla di “grande e pericolosa accelerazione”; per contro il Prof. Erle Ellis di University of Maryland, unico ottimista del gruppo, vede l’accelerazione come uno strumento per migliorare le condizioni di vita nel Pianeta, così come le pratiche in materia di agricoltura e ambiente come un modo per portare prosperità in condizioni climatiche difficili. Il geologo Jan Zalasiewicz dell’University of Leicester ipotizza anche la traccia dell’era geologica dell’Antropocene sulla Terra dopo centinaia di milioni di anni. I pareri si concentrano molto sull’impatto della pratica umana sull’ambiente, segnalando quanto gli effetti siano nocivi soprattutto per la specie umana che è la più debole – geologo Eric Odada, Nairobi University.
Per l’attualità del tema e l’avvincente regia, dal 2015 il film sta facendo il giro del mondo attraverso i film festival, ricevendo molteplici menzioni.

  1. TECNICA. Il lungometraggio fa uso di moltissime immagini, ora animate, ora montate in time-lapse come Hilary Harris in Organism insegna, al fine di ottenere effetti di movimento, processi naturali e flussi di persone. Il film impiega nel montaggio molti filmati di archivio di riprese spaziali e del pianeta Terra, che vengono continuamente alternati a fotografie di opere dell’uomo quali frammenti di città, opere pittoriche e artistiche, paesaggi naturali antropizzati, in un continuo salto tra macro e microscala.
  1. LO SGUARDO DEL REGISTA. Anthropocene ha il ritmo del documentario d’inchiesta a cui Bradshaw unisce espedienti narrativi da film di fantascienza, come l’attesa della catastrofe. Il regista sembra scrivere il prossimo – e forse ultimo – capitolo di una storia in declino. Interrogativi sul futuro dell’umanità sono incalzati dalle frasi caustiche e funeste della commissione d’inchiesta.
    Bradshaw fa un interessante uso del materiale d’archivio: la costruzione del racconto, infatti, è interamente composta da materiali assemblati. Le fotografie animate in video sono dello stesso Bradshow con il fotografo Gautam Lewis. Ritraggono soggetti provenienti da tutto il mondo, contesti urbani e naturali fortemente antropizzati. Le opere “belle” dell’uomo, come l’arte, sono messe in contrasto con quelle nefaste sia verso i suoi simili – la guerra o la boma atomica – sia verso l’ambiente, come l’antropizzazione della natura che porta a fenomeni devastanti.

FONTI. sito internet; sito Anthropocene The Movie; articolo di Will Steffen, Paul J Crutzen e John McNeill The Anthropocene: Are Humans Now Overwhelming the Great Forces of Nature?articolo di Monica Berger Gonzalez Science with Society in the Anthropocene (2013)