Il canone femminile

Quando il femminismo è un problema culturale

Iniziare il 2020 proponendo il sempre attuale dibattito sul ruolo della donna in architettura, nel design e in generale nell’arte e nella storia, è una riflessione necessaria. Se ne parla in ogni salotto eppure è importante passare dalla parola all’azione, diventando promotori di un movimento che con un filo di seta rosso lega la condizione femminile in tutto il mondo. 

A Milano, per esempio, l’assessore alla cultura Filippo Del Corno è attivo con un nuovo palinsesto dal titolo “Creativa 2020. I talenti delle donne” innescando per il territorio meneghino una serie di iniziative volte a qualificare l’essere donna. Anche tra i nostri propositi c’è quello è di introdurre nomi, opere e pubblicazioni femminili, rivedendo proprio quelli che sono i canoni della nostra cultura e partendo dalle basi. Perché se è ancora necessario nel 2020 indurre un palinsesto da questo titolo bisogna capirne il motivo.

In primis: la letteratura. Quanti testi scritti da donne vengono oggi suggeriti dalle università o sugli scaffali delle librerie? Pochi. Manca una letteratura femminile che accompagni quella ufficiale (di impronta fortemente maschile) che educhi i nostri contemporanei ad un pensiero fluido che contempli i diversi punti di vista. Manca un canone femminile, che si possa studiare e conoscere caratterizzato da una sensibilità differente: non siamo abituati a pensare come una donna. 

In secondo luogo: il lavoro. Non tanto il riconoscimento paritario del lavoro, ma è in crisi  la semplice divulgazione; “Mi chiamerebbero ancora diva se fossi un uomo?” incalza  Zaha Hadid. La disparità è ancora abissale e davanti alla presenza di un lavoro realizzato da una donna, lo si tende a sottolineare come un caso speciale da riconoscere, invece di prenderlo come dato di fatto e incrementare questa visione.  

Ultimo ma non ultimo, l’idea di femminismo. Questo è un errore di noi donne che spesso ci perdiamo ad azioni di rivolta superficiali come fuochi nella neve. Invece, un neo femminismo gentile e potente sta prendendo piede e parla tutte le lingue: arte, critica, moda, architettura, design, cinema senza dover rinunciare a quella parte dolce per cui la donna viene spesso discriminata. 

Con Milano Design Film Festival portiamo al cinema storie di donne architetti, donne artiste, donne pensatrici con personalità poliedriche e geniali, senza sorprese, proprio come i loro contemporanei uomini. Da vedere è proprio The women of Bauhaus un film di Susanne Radelhof, storia di alcune figure femminili importanti per lo sviluppo della scuola, passate però in secondo piano. 

Per questo nuovo decennio invito tutti, maschi e femmine, ad essere curiosi di promuovere un elogio della diversità, allargando il proprio orizzonte ad un modo di pensare differente ma allo stesso tempo, energica.