DIRECTPORTRAIT, di Federico Babina

Una serie di ritratti di famosi registi nati dalle forme e dagli oggetti che abitano i loro film

“In questa serie di immagini mi sono divertito a cercare e riconoscere il profilo di famosi registi cinematografici nelle forme e negli oggetti che abitano i loro film: è un esercizio di creatività e fantasia semplice ed efficace che sviluppa un pensiero elastico: il pensiero pensa e l’immaginazione vede”, ci racconta Federico Babina, architetto, grafico e illustratore italiano di stanza a Barcellona, conosciuto ovunque per le sue serie di illustrazioni – da Archiset ad Archimusic, da Archiatric ad Archist – in cui mette in dialogo l’architettura con altre discipline come il cinema, la musica, le fiabe, i disturbi mentali…

DIRECTPORTRAIT, il suo ultimo lavoro, consiste in 31 ritratti polimaterici dove i volti sono fatti di oggetti e intrisi nell’estetica e nell’immaginario cinematografico dei protagonista. Oggetti o elementi presi in prestito dalla produzione cinematografica dei registi e collegati metaforicamente al soggetto rappresentato, in modo da sublimare il ritratto stesso. Le forme e le geometrie scelte dai registi per abitare le scene dei film diventano componenti per costruire e modellare queste figure che per Babina diventano una metafora del cinema dove ogni piccolo dettaglio è una componente chiave dell’intero mosaico.

Gli chiediamo se pensa che il video oggi sia più efficace di un’immagine e ci risponde “il video, l’immagine, il suono sono tutti strumenti per comunicare idee: l’importante deve essere sempre l’idea e non il mezzo”. Parlando poi del cinema, un riferimento costante nei suoi lavori, ci dice che “i film hanno la capacità di trasportarci in vite e mondi differenti e farci vivere e respirare architetture reali o fantastiche. Il cinema è una fonte d’ispirazione costante. È il mezzo più efficace e realistico plasmare l’immaginazione e la fantasia. Il cinema è un contenitore dove convergono tutte le forme d’arte, è fatto di musica, architettura, pittura e forografia. Non si può pensare al cinema senza vederne le contaminazioni gli intrecci e le sovrapposizioni con gli altri universi artistici. Il cinema è spesso protagonista dei miei lavori. Mi piace cercare (im)possibili relazioni tra il cinema e altri mondi. Cercare punti di vista e chiavi di lettura differenti. Trovare alcuni elementi che definiscono un linguaggio, scomporli e mischiarli per crearne uno nuovo”.

Infine, parlando futuro, ci racconta che cerca sempre di lavorare su più progetti contemporaneamente: “questo mi permette di avere un approccio più dinamico. Sono un multitasking designer.
Se mi chiudessi in un solo progetto perderei la prospettiva delle cose. Cambiare l’immaginario e le immagini è un poco come non vedere una persona tutti i giorni. Quando mi trovo un’altra volta con una serie ho più cose da raccontare. Un riposo meditativo mi aiuta a mantenere vivo e fresco il rapporto con le mie illustrazioni. Ho in mente e sto lavorando a diverse serie. In una esploro una dimensione “astratta” dell’architettura. Sto anche realizando un abaco sintetico del mondo artistico e delle sue sfaccettature e anche un progetto sui diritti umani. Progetti molto differenti tra loro che hanno “me” come unico denominatore comune. L’importante è mantenere fantasia creatività e immaginazione in continuo movimento”.