Ecco a voi Planet Gufram

Le icone del radical design si muovono in un mondo animato e surreale grazie a un mix di illustrazioni, motion graphics, green screen e 3D

Comunicare il brand e la sua evoluzione raccontando una storia, “perchè i prodotti di Gufram sono racconti a sè”, ci dice Charley Vezza, direttore creativo della storica azienda piemontese nata nel 1966. Proprio lui ha scritto la sceneggiatura del video e lo studio creativo TIWI l’ha realizzato. Ecco Planet Gufram, la visione animata di un pianeta a sé, una biosfera in cui muovono vari pezzi del radical design diventati simboli della Pop Art ed esposti nei musei più importanti del mondo. Dal divano Bocca (1970) alle sedute Pratone (1971) e Capitello (1972), dall’appendiabiti Cactus (1972) fino ai più recenti oggetti dissacranti firmati TOILETPAPER, uno su tutti la lapide-sgabello The End decorato in finto granito. Accompagna il video una voce profonda che ripercorre le tappe e i successi del marchio. Abbiamo parlato del progetto Planet Gufram con chi l’ha pensato e ideato: Charley Vezza (Gufram) e Nicola Bigi (TIWI).

Gufram nasce rompendo le regole. Qual è stato il concept del video?
CV: Stavo pensando a un modo per raccontare la storia di Gufram, quando è stata diffusa la notizia della scoperta delle onde gravitazionali tra le novità scientifiche più interessanti degli ultimi anni. Mi sono sempre chiesto da dove fosse arrivata l’ispirazione che ha dato vita agli oggetti di Gufram, così dirompenti e fuori dal mondo, in una Torino degli anni ’60. Mi sono risposto che doveva essere accaduto qualcosa di straordinario, come l’influenza di un’onda gravitazionale, di un’energia interplanetaria. Così con TIWI abbiamo sviluppato l’idea di un’altra dimensione, il Planet Gufram. I vari designer, in grado di comunicare con questo pianeta, hanno portato qui le loro folli sculture domestiche. Alla notizia delle onde gravitazionali si è aggiunta poi la più recente scoperta del sistema planetario Trappist 1 che ci ha permesso di individuare anche l’esatta posizione di Planet Gufram..
NB: D’accordo con Charley abbiamo deciso che questo video dovesse rispecchiare la vita di Gufram, non solo raccontarla. Volevamo che fosse un’esperienza estetica profonda e unica, non una semplice cronologia di eventi o di date. Anche nei video in grafica di solito “forms follows function”, cioè il design è al servizio della spiegazione. Abbiamo voluto rompere questo dogma, così come l’ha sempre fatto Gufram. Per questa ragione abbiamo pensato a Gufram come un pianeta, fatto con diversi tipi di illustrazione e tecniche.

Quale immagine del brand avete voluto comunicare?
CV: Gufram è un’azienda radicale e abbiamo voluto raccontarla in modo radicale. La volontà è stata quella di presentare in un modo diverso la genesi delle idee. Come è nato il Cactus? Dietro grandi idee non è detto che ci siano sempre grandi storie. Molto più spesso le grandi idee nascono in modo spontaneo, genuino, con nulla di sensazionale. Con il video Planet Gufram ho voluto creare una storia dietro questa idea, romanzandola un po’.

Che tecniche avete utilizzato per il video?
NB: La sceneggiatura è nata insieme all’illustrazione, con gli stessi obiettivi. L’illustrazione doveva contenere i prodotti Gufram, la sceneggiatura avrebbe dovuto raccontare la filosofia dell’azienda…il tutto, però, cercando comunque di raccontare una storia. Le tecniche sono diverse perché volevamo rispecchiare l’estrema eterogeneità delle estetiche Gufram. Per questa ragione c’è un mix di motion graphics, green screen, 3D e diversi stili di illustrazione.

Si parla sempre di più di come sia cambiata la comunicazione, di brand e storytelling. Come si sta sviluppando questo discorso secondo voi?
CV: L’anno scorso, dopo il compimento dei 50 anni di Gufram, volevo raccontare la storia dell’azienda con un progetto visivo, in modo ironico, leggero, divertente. La volontà infatti è stata quella di distaccarsi dal classico video istituzionale.. Ora con TIWI stiamo lavorando a un progetto video che racconti l’esperienza handmade di Gufram perché tutti i nostri prodotti sono realizzati a mano dai nostri sapienti artigiani. Stiamo pensando a una storia interessante da raccontare modo leggero e immediato..
NB: Credo sia un momento stupendo per chi sa raccontare storie, proprio perché sono esplosi gli strumenti con cui farlo, e l’audience raggiungibile è globale. Il dato interessante è che molte marche ci chiedono di raccontare storie non autoreferenziali, ma che comunichino concetti o valori a loro affini, diventando così degli editori, dei veri produttori di contenuti che si contendono il tempo libero del pubblico. L’obiettivo è entrare nel “sentire” delle persone, non più attraverso la pubblicità ma attraverso storie più articolate e stimolanti.