Gabriela Bernd

Nel video Fusões e Inserções (IPTI, Brasile 2014) le mani e i volti delle donne di alcuni distretti artigianali di Sergipe, il piccolo stato nordorientale del Brasile, sono ritratti con poesia ed entusiasmo dalla filmmaker Gabriela Bernd.

Gabriela Bernd è fotografa, film maker e operatore video. Segue da anni i fratelli Campana per documentarne i laboratori con le comunità ai margini del paese. Le riprese sono confluite nel primo biopic sul duo di designer, Campana Brothers by Fernando & Humberto (disponibile su MDFF store), première mondiale del MDFF 2016. Approfondimento su 7th Room nell’articolo Il primo biopic sui Campana; intervista su MDFF Fratelli Campana: un film e l’impegno nel sociale.

Sede: San Paolo, Brasile
Formazione: diploma in documentario alla EICTV (Scuola Internazionale di Cinema e Televisione) di Cuba; fotografia e montaggio all’AIC e alla scuola di cinema FAAP di San Paolo
Filmografia: dal 2011 realizza documentari per artisti brasiliani – Arnaldo Antunes, Lenora de Barros, Artur Lescher e i fratelli Campana (Campana Brothers by Fernando & Humberto, 2016); A Ponte (2013); O Corpo do Imperador (2014)
Fonti: canale vimeo; sito internet

Questions & Answers:
Durante gli ultimi vent’anni hai lavorato come fotoreporter e saggista per giornali e riviste. Nel 2011 hai cominciato a fare video-reportage per artisti famosi. Come mai questo cambio di mezzo e di interessi?
Ho lasciato gli studi di cinema per fare fotografia still-life. Faccio parte di una generazione di fotografi che stava incominciando a stabilirsi nel mestiere quando ci fu la transizione da fotografia analogica a digitale. Ci furono molti aspetti difficili in questo cambiamento, ma ha anche aperto una bellissima finestra su una gamma di possibilità e di sperimentazioni, un ritorno all’immagine in movimento che avevo conosciuto all’università di cinema. Prima di cominciare a riprendere e montare, avevo già scattato delle foto e fatto delle riproduzioni artistiche degli artisti in questione. Queste partnership, che hanno funzionato così bene con questo format, si sono tradotte naturalmente in linguaggio audiovisivo.

Quali sono le differenze sostanziali tra fotografia e linguaggio audiovisivo?
C’è un tempo di durata del film o del video, in cui dobbiamo condurre le impressioni e le emozioni del pubblico. Durante questo processo dobbiamo fare un sacco di scelte, scommettendo nello stabilire priorità e mettere insieme sequenze, costruendo ciò che vogliamo mostrare. Tutto questo non si ottiene solo con il timing audio, il volume della colonna sonora e l’inquadratura, ma con le possibilità che si presentano durante tutto il tempo in cui la telecamera riprende. L’intero processo è scandito da trasformazioni infinite e spesso incontrollabili. Per quanto riguarda la mia esperienza con documentari e video art, ho capito che quello che si immagina quando si progetta un video è diverso da ciò che succede durante le riprese, che a sua volta è diverso dal risultato del processo di editing. Fare questo tipo di film vuol dire avere a che fare egualmente con tabelle di marcia e cambiamenti, farsi sorprendere da variabili che originariamente non erano ne- anche state considerate, fa parte del processo di composizione. D’altro canto il fotografo cerca di riflettere tutta la sua intenzione in un’immagine congelata nel tempo all’interno di un contesto di coincidenze o in un contesto prodotto ad hoc.