Gloria Aura Bortolini

Gloria Aura Bortolini si definisce una visual storyteller. In esclusiva per MDFF condensa la sua giornata in un minuto e ci svela che l’artista contemporaneo francese JR, famoso per i suoi collage, è un’ispirazione per il suo lavoro. Al MDFF ha presentato London Afloat.

Gloria Aura Bortolini (Treviso, 1982) è regista, fotografa e giornalista, è autrice e conduttrice di programmi televisivi sul tema del viaggio: Alle falde del Kilimangiaro, Metropolis, Travel Channel Glocalist, un vlog settimanale su YouTube. I suoi lavori si focalizzano sul dialogo interculturale, l’arte, storie di vite anticonvenzionali e viaggi.
Vedi l’intervista durante il MDFF 2015.

Formazione: diploma in Documentario & Filmmaking –  IED Milan & Zelig School; Fotogiornalismo & Advanced Digital Photography – Shadwell Centre, Londra; Master in Marketing e Comunicazione – ESCI, Università Pompeu Fabra, Barcellona
FilmografiaLondon Afloat (2015); (con)fine (2016) e Out of the blue (2016)
Premi: Miglior documentario a A Corto di Donne, Visioni Italiane e Sole Luna Doc Film Festival 2015, Miglior documentario al film festival “The sea is calling” di San Pietroburgo (2017) per London afloat
Fonti: sito internet

Questions & Answers:
Video e supporti digitali. Secondo te come è cambiato il modo di realizzare i contenuti video?
La comunicazione è diventata sempre più crossmediale, quindi anche lo storytelling ha dovuto adattarsi a questo trend. La virtual reality è senz’altro un approccio innovativo nella sfera dello storytelling. Anche se per ora è legata principalmente al cinema 3D e ai videogiochi, ma nel futuro le applicazioni saranno sempre più numerose.

Quali opere o ambiti della progettazione hanno maggiormente influenzato il modo in cui lavori?
Mi piace spaziare dal documentario di osservazione a forme narrative che sconfinano nel mondo dell’arte. Mi ispiro all’artista JR che racconta la società e le città da una prospettiva ogni volta diversa.

  1. A quali progetti stai lavorando?
    Ho appena concluso un documentario collettivo sul tema del confine. Ogni regista poteva dare una libera interpretazione a questo concetto nelle sue diverse sfaccettature. Io ho scelto il confine psicologico, legato ai nostri limiti e paure.