La casa dei fantasmi di Marras

Non solo abiti ma una messa in scena che indaga i linguaggi espressivi della creazione, dal fashion, al video, al teatro. Così Antonio Marras presenta Haunted la collezione FW2017

Come in una performance teatrale, Antonio Marras presenta la collezione Haunted FW17all’interno della mostra monografica “Nulla dies sine linea”, curata da Francesca Alfano Miglietti presso la Triennale di Milano. La sfilata, raccontata poi in un video, ci proietta nel mondo dello stilista sardo in modo inedito. Modelli come danzatori, saltimbanchi e folli si muovo all’interno dell’allestimento in un mondo sospeso tra il fiabesco e l’inquietante. Lo spettatore è chiamato in prima persona a osservare e scrutare, in modo quasi voyeurista, la dimensione intima e onirica della creazione. Qui come Marras introduce la collezione Haunted:

È meglio rimpiangere o aver vissuto?
È meglio vivere nel ricordo più caro e dormire o ricominciare tutto da capo?
È meglio percorrere sentieri già battuti o spostarsi, esplorare, rompere e rischiare?
Immaginate di entrare in un castello immenso, tortuoso, pieno di stanze una dietro l’altra,
una diversa dall’altra, ma tutte così familiari.
Siamo in Scozia, nelle Highlands, come nelle leggende più classiche.
Oppure siamo dappertutto o in un non luogo che esiste solo nella mente.
Il castello, lontano da ogni dove è immerso nella campagna rocciosa.
Nebbia e pioggia imperversano. Difficile arrivare, difficile raggiungere l’entrata.
E poi una porta si apre, scricchiola, sbatte!
Presenze, presenze dappertutto.
HAUNTED HAUNTED HAUNTED.
Si avvertono, si sentono, si percepiscono.
C’è chi balla, chi fugge, chi marcia, chi prende il tè, chi vola, chi sogna, chi recita, chi fa l’amore…
E se fosse un luogo abitato da fantasmi, incubi o sogni mai realizzati?
E se si incontrasse tutto quello dal quale si vorrebbe fuggire?
O, viceversa, finalmente quello che hai sempre desiderato all’infinito è qui,
davanti a te, a portata di mano.
Allunga la mano e prendilo. È tuo!

La mostra, così come la sfilata è un’esperienza totalizzante, suggestiva e provocatoria e a tratti spregiudicata. E mostra la personalità poliedrica di Marras artista, a cavallo tra le discipline. Un poeta teso fra linguaggi diversi, sospeso tra sconfinamenti da una materia all’altra, da una tecnica all’altra, da un’espressività all’altra. Da qui la scelta di concepire la sfilata come una messinscena teatrale. Le parti si invertono: è lo spettatore anziché i modelli a percorrere le “stanze” dell’allestimento che, come quinte teatrali, mostrano gli abiti come in una performance. Tali ambienti sono abitati da vecchi abiti (nessuno disegnato da Marras), oggetti di varia natura e foggia, finestre, porte e pertugi che delineano il percorso nel quale scoprire la nuova collezione. Ed è ancora lo spettatore a decidere su che cosa soffermarsi, lasciandosi trasportare dalla simbologia intrinseca negli abiti e dalla propria dimensione personale. Ognuno è libero di cogliere il dettagli da cui è maggiormente colpito. Gli abiti mescolano, materiali, forme, fantasie. Le stampe introducono paesaggi, tartan bouclé, lane agugliate e incastrate con il tessuto. Motivi dallo streetwear e da grand soirèè si intersecano in una solo parola: contaminazione. Come Marras sottolinea: “forme e codici vengono stravolti e ricomposti per creare orizzonti diversi. per chi sa guardare…”. Il video documentario ritrae abilmente queste atmosfere, aiutato dagli straordinari setting delle “stanze” – la toilette, la tavola imbandita di dolci, la peedp-room: un mondo pieno di elementi evocativi e simbolici. La regia persiste in un continuo e veloce passaggio tra primi piani dei volti, gli elementi dell’allestimento che al loro volta rimandano alle opere di Louise Bourgeois, e i particolari degli abiti.