La ricetta per la felicità

The Happy Film, di e sul celebre grafico newyorkese Stefan Sagmeister, apre la quinta edizione di MDFF in una proiezione gratis al pubblico

Chi si è domandato che cosa lo rende davvero felice? Può la felicità dipendere dalla meditazione, dalla terapia psicoanalitica o dai farmaci? E si può conseguire la felicità attraverso il design? Sono alcune questioni che si pone Stefan Sagmeister, celebre grafico newyorkese, nella pellicola The Happy Film (USA, 2016) di cui è sceneggiatore e regista insieme a Hillman Curtis, Ben Narbos. Il film aprirà la quinta edizione di MDFF (Anteo Palazzo del Cinema, giovedì 19 Ottobre ore 18.30).

The Happy Film racconta di Sagmeister alla ricerca sistematica della felicità. Come se la conquista di essa fosse un progetto. O la sua stessa persona fosse un progetto. Sagmeister esegue tre esperimenti e analizza le proprie reazioni attraverso un percorso di meditazione, terapia psicoanalitica e assunzione di farmaci. Ma nella ricerca della felicità si insinua la vita reale, con le sue esperienze felici e dolorose che confondono l’approccio scientifico del processo. Tra ironia, leggerezza e introspezione, il designer austriaco compie un viaggio alla conoscenza di se stesso.

Un film su questo tema è nato perché: “stavo pensando a che cosa mi sarebbe piaciuto fare che sarebbe stato utile anche a qualcun altro”, racconta Sagmeister. “Avevo dibattuto a lungo sulla relazione tra design e felicità e infine pensato che un film sul tema sarebbe stato ‘sostanzioso’, perché mi avrebbe obbligato a fare ricerca e avrebbe costituito una nuova sfida. L’unica via possibile per affrontarlo mi è sembrata quella personale ma in grado di far immedesimare altri nell’esperienza”.

Sagmeister sostiene che la felicità sia basata per il 40% sul fare nuove attività, il 10% sulla condizione della propria vita e per il 50% sulla genetica. Una statistica che ha estrapolato da saggi di psicologia. “Il film però non è sulle statistiche. È un punto di vista personale e ignora felicemente questi dati. Gli aspetti più difficili nel realizzare il film sono stati trovare un ritmo, un inizio e una fine, e usare uno strumento sofisticato [la macchina da presa] con cui rappresentare l’idea. Quando abbiamo iniziato a lavorare al film, pensavamo che ci avrebbe preso 18 mesi, mentre ne sono serviti 84, tra piccole catastrofi, inclusa il decesso del co-regista Hillman Curtis. Realizzare The Happy Film mi ha reso molto infelice”.

“Il punto di partenza del film è stata la domanda se una persona potesse allenare la propria mente per essere più felice”, spiega il co-regista Ben Narbos. “Abbiamo progettato gli esperimenti in modo talmente meticoloso e con parametri tanto rigidi da credere di poterlo risolvere in 18 mesi. Ma nonostante gli sforzi, la vita di Stefan ha fatto di tutto per sfuggire dai parametri. Anziché produrre dei grafici statistici per dare risposte sulla questione della felicità, abbiamo alla fine optato per un racconto più sfuggente, divertente, triste, sensibile: un ritratto onesto di una persona che cerca di essere migliore. Scavalcando la trappola intrinseca dell’approccio a una questione soggettiva (la felicità) con un processo quantitativo (la scienza)”.