La superficie che prende vita

Il dispositivo Pixel apre nuovi orizzonti per le immagini in movimento e le facciate architettoniche interattive. Dalla sperimentazione al progetto scalabile

Una superficie di elementi modulari segna il passo verso un’architettura fatta di immagini. Vincitore del Lexus Design Award 2017, Pixel è un prototipo composto da elementi modulari che contengono un sistema di visori. Attraverso ripetute rifrazioni interne della luce, i visori modulano gli impulsi luminosi in ingresso, trasformandoli in frammenti di immagine, ovvero “pixel”, di forma quadrata. Le figure acquisiscono tridimensionalità da differenti angolature.

Il dispositivo è in grado sia di riprodurre scene in movimento, come se fosse uno grande schermo, sia di reagire in tempo reale al cambiamento di luce e ombra. Se qualcuno la oltrepassa e interrompe il flusso luminoso, la superficie ne restituisce il passaggio. Il prototipo è pensato per essere applicato dalla piccola scala degli oggetti, come in corpi luminosi per ambiente, alla grande scala dell’architettura.

La facciata dell’edificio si trasforma in una tela bianca, capace di trasmettere un messaggio verso la città. Le potenzialità espressive di questo ambito progettuale sono ancora tutte da indagare. Ma un progetto come Pixel può consentire il passaggio dalla sperimentazione al progetto scalabile, abbattendo i costi.

Il tema delle facciate interattive è di attualità sino dagli anni Ottanta, quando a New York e Tokyo alcune torri hanno adottato un sistema di luci a neon in grado di cambiare colore. Ed è divenuto sempre più stimolante da quando la tecnologia dei led, che riproduce fino a 16 milioni di colori, ha consentito di programmare sulla superficie architettonica delle immagini in movimento. Famosi gli esperimenti di facciate interattive di Peter Cook al Kunsthaus di Gratz (2003), Jean Nouvel nella torre Agbar a Barcellona (2005), o Frank O. Gehry nell’IAC building di New York (2009). Quest’ultima facciata può creare effetti grafici complessi.

PIxel è ideato dal giapponese Hiroto Yoshizoe, laureato alla Musashino Art University e residente a Tokyo. Il designer è art director e progettista per strutture commerciali, interpretandone il cambiamento. Visto il suo ambito d’interesse, non è quindi casuale un progetto con tale potenziale applicativo per il settore corporate.