Lorenzo Palmeri

Il video interattivo di “We used to wait” degli Arcade Fire, per me è un raro esempio d'interazione riuscita, coinvolgente ed emozionante

Architetto, designer e musicista, Lorenzo Palmeri ammette che il video è un media che gli interessa eccome, tanto che “prima e durante i primi anni di Architettura ho frequentato una scuola di regia e anche oggi una parte della serata la dedico a guardare film”, ci racconta.

Video o film recenti che ti sono piaciuti?
Il video interattivo di We used to wait degli Arcade Fire, perchè è un raro esempio di interazione riuscita, coinvolgente ed emozionante. È interessante perché introduce il tema dell’interazione e personalizzazione in modo inedito e, a mio avviso, riuscito. Il video si “naviga” inserendo i propri riferimenti e rispondendo a una domanda, ciò che succede in seguito deve restare una sorpresa.

Chi sono i tuoi registi preferiti?
Tra i miei registi preferiti ci sono figure che viaggiano su altezze e modi molto differenti. Tra questi Alfred Hitchcock, Jim Jarmush, M.N. Shiamalahan, Nanni Moretti e tanti altri. Tutti autori che associo in qualche modo all’idea di progetto, in cui riconosco un approccio “da designer”. Tra i film senz’altro Brazil di Terry Gilliam (1985), 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), Solaris di Andrej Tarkovskij (1972), I predatori dell’arca perduta di Steven Spielberg (1981).

L’ultimo film degno di nota che hai visto?
Mi sono divertito con 10 Cloverfield Lane di Dan Trachtenberg (2016), una sorta di B-movie con qualche trovata. Quando entra in gioco un certo tipo di creatività e scrittura, mi lascio trasportare con grande piacere.

Ci consigli un video interessante?
Negli ultimi tempi, credo in modo molto comune, mi perdo seguendo percorsi casuali sul web che mi portano in luoghi di cui poi perdo le tracce. Ad ogni modo, voglio citare il film scritto e diretto da Charles and Ray Eames nel 1977, Power of ten (costruito con fotogrammi disposti su un lungo supporto e filmati in sequenza n.d.r.). È un’anteprima di ciò che il design sarebbe diventato molto tempo dopo ma che, evidentemente, aveva già nel suo DNA.