Maria Cristina Didero

Credo che il video, o meglio il web, influenzi la creatività. Online c'è tutto, dagli origami alla costruzione di uno yacht

Maria Cristina Didero è giornalista freelance e curatore indipendente. Scrive di design per riviste nazionali e internazionali e ha curato numerose mostre in Italia e all’estero. Le chiediamo che rapporto ha con il video. “Ne sono un’avida divoratrice, ma senza ossessioni. La mia generazione ha forse ancora il vizio di identificare inconsciamente il video con i classici cinema e tv. Abbiamo visto crescere le immagini in movimento dalle trasmissioni nazionali e locali, alla televisione commerciale, dalla televisione via satellite alla distribuzione bulimica via web. Potrebbe sembrare un limite e invece credo sia una risorsa: il video rimane in qualche modo un evento straordinario, un arricchimento caleidoscopico dell’immagine in cui cercare approfondimenti e nuove conoscenze.

E in che modo l’immagine in movimento può arricchire il mondo della progettazione? “Il progetto è una piattaforma aperta, ogni stimolo lo arricchisce. Il web ha una grande influenza sulla creatività. Prima di tutto perché è ormai onnipresente: tutto si può trovare online, da come si crea un origami alla costruzione di uno yacht. E quindi se le immagini – che sono portatrici di messaggi – corrono veloci, anche i messaggi accelerano.

La tecnica è uno delle principali acceleratori della comunicazione video. “La tecnologia sviluppa in una prima fase prodotti che servono all’esaltazione di se stessa. Ora è il momento dei droni e delle visioni a 360°: credo che tra qualche anno questi mezzi si svilupperanno oltre la tecnologia che li ha creati e finalmente sarà una scelta utilizzarli”.

I film che la colpiscono. “Mi appassiona chi è capace di costruire un mondo sorprendente fatto non solo di visioni e di persone ma soprattutto di storie in grado di farti pensare: Wes Anderson, per esempio, ma anche le grandi epopee umane di Ridley Scott. E la musica arricchisce: come dimenticare la Cavalcata delle Valchirie di Apocalypse Now (1979) diretto da Francis Ford Coppola o il trionfo di archi che accompagna l’eroe di Gladiator?
Mi è piaciuto molto il film Eero Saarinen. The Architect Who Saw the Future (Peter Rosen, 2016) perché la presenza del figlio, direttore della fotografia, è coinvolgente e rivela un forte lato umano senza diventare nostalgico. Si percepisce durante tutto il film che c’è, ovviamente, uno speciale coinvolgimento emotivo. Dico sempre che nel design sono più importanti le persone delle sedie!”.