Maria Veltcheva Gerardo Marmo

In esclusiva per 7th Room il duo italo-bulgaro Marmo/Veltcheva realizza il time lapse che descrive una giornata di lavoro al progetto Think Energy, presentato alla quarta edizione di MDFF.

Marmo/Veltcheva. Gerardo Marmo è architetto ed esperto di visual art e cross-media. Architetta, ricercatrice presso l’University of Westminster di Londra, Maria Veltcheva studia lo spazio pubblico contemporaneo. Dal 2010 lavorano insieme a Think Energy: cortometraggi, installazioni site specific, una piattaforma con riprese in tempo reale da punti urbani strategici, e una pubblicazione cartacea che catturano l’energia di città europee (Roma, Sofia, Parigi, Berlino e Londra). Le prossime tappe sono San Pietroburgo e Marrakech. In programmazione: Abu Dhabi, Mumbai e Città del Messico.

Sede: Roma, Berlino
Filmografia: Think Energy_Sofia; Think Energy_RomaThink Energy_Berlin; Think Energy_London; Think Energy_Paris, Italia, Germania, 2013-2015
Fonti: canale vimeo Gerardo Marmo

Questions & Answers:
Quali sono i principali cambiamenti nel documentario sull’architettura e come gli architetti utilizzano il video nel processo creativo?
MV Il documentario di architettura si trasforma in video analisi delle scelte di progetto: una vera e propria metodologia progettuale che cerca di valutare i risultati di determinate scelte, come l’impatto sull’ambiente urbano. I video d’architettura non hanno la pretesa tecnica cinematografica, sono spesso fuori di ogni regola e danno precedenza ai concetti progettuali (estetici, sociali, tecnici, ecc.) da trasmettere. Il video è in molti casi uno strumento per comunicare, mescolando animazioni 3d, disegni, interviste, contesti urbani, paesaggi culturali o spazi interni o esterni costruiti, inquadramenti piani di tessiture, colori, materiali. Il video d’architettura ha trovato la sua identità negli ultimi anni, introducendo anche un livello psichico-spirituale. C’è ancora un conflitto interno fra contenuti documentari, tecnici, storici e artistico-sperimentali, che rende ancora difficile la sua piena veicolazione nel mondo del cinema o nel mondo dell’arte
GM La tecnologia della produzione dei video si è evoluta grazie alle nuove Reflex digitali in grado di riprendere a pieno formato, quasi equivalente al 35 mm cinematografico. Anche l’evoluzione dei sistemi di montaggio non lineari ha incrementato in maniera sensibile la sperimentazione di soluzioni creative in fase di montaggio che prima erano molto costose e difficili da realizzare. Il progetto Think Energy si è concretizzato anche e soprattutto grazie a queste possibilità. Portare in giro per la città la cinepresa con uno stativo e una fotocamera digitale è facile, contrariamente agli albori della cinematografia, quando David Abelevič Kaufman, noto con lo pseudonimo di Dziga Vertov, ha realizzato L’uomo con la macchina da presa (1929). Il rivoluzionario film scompagina la grammatica sino ad allora utilizzata mostrando una macchina da presa che da oggetto di osservazione ne diventa il soggetto.

Ci sono film o video che hanno influenzato il modo in cui lavorate?
MV Al principio MTV e in generale i video clip. Mi hanno influenzato nel modo di osservare e filmare la realtà, anche i film di Luis Bunuel. Pipilotti Rist è stata una delle video-artiste che mi hanno trasmesso più emozioni. Sono soprattutto attratta da film dinamici che cambiano continuamente scene, come film diretti da Quentin Tarantino e Danny Boyle. Sono anche attratta dai film di Jim Jarmush e Wim Wenders che trasmettono uno stato d’animo particolare e una visione molto personale. Ispirandomi a questi diversi modi di osservare la realtà e seguendo i ritmi della mia camminata urbana con Gerardo, cerco di catturare le immagini in movimento e catturare i suoni del paesaggio urbano e culturale.
GM Sono tanti i riferimenti che ci hanno influenzato dal punto di vista della stratificazione del nostro immaginario filmografico. Citerei la avanguardie sperimentali del primo Novecento come alcuni lavori di Man Rey, Metropolis di Fritz Lang (1927) o il colossal sovietico di fantascienza Aelita di Jakov Aleksandrovič Protazanov (1924) e Olympia di Leni Riefenstahl (1938). Ma anche lavori come L’Eclisse di Michelangelo Antonioni (1962) o di Andy Wharol o Nam June Paik fino a Solaris di Andrej Tarkovskij (1972), Blade Runner di Ridley Scott (1982) e District 9 di Neill Blomkamp (2009). Il mio immaginario è soprattutto legato a una visione altra della realtà.