Nel segno di Godard

Musica elettronica e avanguardia anni ’70 nel videoclip di Elem. Un montaggio tra animazione, archivio e performance

Il dialogo tra Jane Fonda e Yves Montand è la suggestiva evocazione del film Tout va bien (Jean-Luc Godard e Jean-Pierre Gorin, 1972) nel videoclip Miroir del gruppo Elem. Il collettivo musicale napoletano, nato nel 2012 da Loredana Antonelli, Fabrizio Elvetico e Marco Messina, annuncia con questo videoclip l’uscita dell’album Godere Operaio e vede ancora una volta Loredana Antonelli nella veste di regista per il gruppo.

Il video mette in luce la sperimentazione multimediale e lo stretto rapporto tra linguaggi audio e video tipico del trio napoletano. Elettronica, improvvisazione e performance si uniscono a frammenti di memoria – le avanguardie storiche delle arti visive, come in questo caso il gruppo di sperimentazione cinematografica Dziga Vertov, sono un riferimento costante per Elem.

In Miroir il profilo scuro di due amanti condensa la tensione e l’incontro tra due anime. Sullo sfondo, suggestioni visive sperimentano il colore, le geometrie e il fattore tempo nelle immagini in movimento. Il video è stato girato negli spazi dell’ex-asilo Filangieri di Napoli in collaborazione con attori e performer di diversa provenienza e formazione. Gli effetti speciali e le grafiche sono state create partendo dal materiale, sperimentale e tipicamente ipnotico, dei live visual di Elem. Sono stati realizzati con programmi di elaborazione dati in tempo reale e videomapping. Alle immagini dinamiche della performance sono giustapposte una serie di immagini d’archivio: riprese di una fabbrica metallurgica che riportano al clima sociale e politico degli anni Settanta. Nonostante il videoclip Miroir sia lontano dall’ironia e dal tono surreale e grottesco del film di Godard, le sue immagini vogliono riprenderne la continua alternanza tra dimensione pubblica e privata.

Per usare le parole di Loredana Antonelli: “Il video oscilla tra dicotomie formali e sostanziali: dentro e fuori, odio e amore, muro e finestra, digitale e analogico. I volti dei protagonisti si smaterializzano, li vediamo in lontananza o illuminati a intermittenza da fari nella notte, come a sottolineare una latenza umana. Sono volti accomunati dal medesimo destino di indebolimento identitario sia nel pubblico, sia nel privato. L’identità assume allora le sembianze di una folla senza volto dove sesso, potere, amore, si mescolano al senso di disfatta, alla sensazione di allarme e pericolo. Alla paura per il futuro si mescola tragicamente la voglia di fare festa, dimenticare la sconfitta storica per restare vivi: impulsi dionisiaci disegnano i contorni di un uomo contemporaneo che assume le sembianze di uno straniero, un intruso, uno sconosciuto senza volto”.

Loredana Antonelli collaborato con numerosi artisti e musicisti, tra cui Edoardo Bennato. Le sue opere sono state esposte, tra l’altro, alla 56a Biennale di Venezia, all’Expo Shanghai 2010 al CAM Museo d’arte Contemporanea di Casoria, a Palazzo Reale di Napoli, al Museo di Tianjin in Cina.