Noma Bar tra illustrazioni e video

Il suo video Unmasking a Killer è stato visto da oltre 45 milioni di persone. "Ma ogni mia animazione deve prima funzionare sulla carta stampata", ci racconta

Noma Bar ha disegnato l’illustrazione per la quinta edizione di Milano Design Film Festival. La sua sfida, che ormai è il suo stile, consiste nel disegnare immagini che sembrano una cosa e ne rivelano un’altra. Sempre più costantemente però lavora anche con il video. Ne abbiamo scelto uno animato, che ci è piaciuto molto, intitolato Unmasking a Killer, realizzato da Noma Bar con l’agenzia Seiden per il New York-Presbyterian Hospital. In 90 secondi, le sue illustrazioni, metafore visive accompagnate da una voce fuori campo, spiegano come l’immunoterapia può aiutare a trovare e combattere alcuni tipi di cancro, da lui illustrato come un lupo vestito da agnello, una bomba a orologeria e un mostro.

Qual è stato il punto di partenza di Unmasking a Killer? Perché hai usato l’animazione?
Lo scopo era quello di far conoscere un modo nuovo e radicale per curare il cancro: l’immunoterapia. Al New York Presbyterian sono pionieri in questo campo. Mi è stato chiesto di creare un’animazione di 90 secondi che sarebbe apparsa durante l’evento del Super Bowl negli USA. L’immunoterapia è una branca di trattamento sconosciuta, anche a molti pazienti affetti da tumore. Il video parla con un linguaggio semplice ed è stato visualizzato da oltre 45 milioni di persone, e ora fa parte della Design Collection del MoMA.

Stai lavorando sempre più spesso con il video, l’animazione, lo storytelling. Quando hai iniziato?
Questo percorso si è sviluppato in modo naturale. Il mio “animation style” è nato 13 anni fa, quando ho dovuto presentare il mio lavoro davanti a un pubblico di 700 persone: il mio inglese non era granché, così ho creato una presentazione animata. Questo mi ha permesso di nascondermi dietro alle immagini e mi ha fatto ragionare sulla sintesi, cioè su ciò che è davvero necessario dire. Nel mio caso la mancanza di fiducia si è trasformata in un nuovo modo per raccontare una storia.

Qual è per te il valore aggiunto di un’immagine in movimento rispetto a un’illustrazione?
Senza dubbio la sua capacità di ingrandire e rimpicciolire un’area specifica, come quella di poter prendere il controllo di tutto lo spazio dirigendo gli occhi e le orecchie degli spettatori. Per me sono esperienze interessanti, ma non sarò mai in grado di farle senza vederle stampate: il mio DNA è ancora lì sulla carta stampata e ogni mia animazione prima deve comunque funzionare sulla carta.

Perché il video è un linguaggio sempre più diffuso secondo te? Hai altri progetti?
La tecnologia l’ha reso più accessibile, soprattutto per una nuova generazione nata con gli smartphone e che dà per scontata la motion graphics. I video regalano un’esperienza più immersiva e sono sicuro che nel giro di pochi anni l’odore e il gusto saranno aggiunti alla formula! Per quanto riguarda altri miei progetti: ho appena finito uno spot animato per Mercedes che è stato nominato di recente nella categoria Design al Lions Cannes e ho fatto il terzo video per il New York Presbyterian sulla Smart Water. Ce ne sono altri, ma per ora devono restare segreti 🙂