Organism: il corpo di New York

A oltre quarant'anni dalla sua uscita, il pionieristico documentario sulla città americana, paragonata a un organismo vivente. Un ritratto d'autore che ancora fa scuola. Guarda il film

Un’immagine di New York totalmente inedita e tutt’oggi efficace e affascinante. Un lavoro pionieristico sulla tecnica del time-lapse per restituirci la città attraverso la metafora del corpo umano. Proiettato al MDFF nel 2014.

CONTESTO E TRAMA. Hilary Harris riprende Manhattan dal 1959 al 1974. Non si tratta quindi di un lavoro documentaristico in senso stretto, ma di una libera interpretazione dell’autore che la assurge ad opera d’arte. Nella sua rappresentazione di New York, Harris si pone alla stregua dell’urbanista che analizza i flussi e le dinamiche urbane per proiettare una visione. “Organism è un’opera pionieristica che ancora fa scuola sia per le tecniche che per la descrizione della città. E risente del contesto culturale internazionale in cui si è originato. In qualche modo riflette il movimento giapponese dei Metabolisti che, negli anni Sessanta ha studiato una struttura urbana duttile e mutevole, così come la visione armonica tra uomo e natura degli architetti organici, e la corrente della Body Art statunitense, secondo cui il corpo diviene la metafora dell’esperienza e lo strumento della prassi artistica.

Le infrastrutture viarie urbane sono paragonate al sistema sanguigno; i sistemi fognari dell’acquedotto all’apparato linfatico o digerente; gli incidenti stradali alle ferite del corpo; il ritmo del mondo lavorativo, della borsa e della comunicazione alle sinapsi cerebrali. In un continuo paragone tra micro e macro, la città e il suo concitato sviluppo edile sono accostati alla frenetica attività cellulare analizzata al microscopio (immagini in collaborazione con la Boston University). Voci e rumori si affastellano, tra estratti di saggi scientifici sul corpo umano e le musiche originali di David Hollister.

  1. TECNICA. Organism” ritrae New York attraverso immagini riprese in quindici anni e montate attraverso la tecnica del time-lapse di cui Harris è stato un pioniere. La tecnica è per questo film l’elemento caratterizzante ma al contempo l’espediente narrativo per raccontare la metafora del corpo. Harris monta fotocamere in punti strategici di Manhattan, molte nei punti più alti, consentendo allo spettatore inedite percezioni della città.

Un filmato in time-lapse è ottenuto con il montaggio di una serie di fotografie scattate in sequenza da fotocamere con appositi intervallometri e accelerate nel video in modo da ottenere effetti di movimento. Il time-lapse, di cui importanti esponenti sono i registi Ron Fricke e Godfrey Reggio, non è da confondersi con la fotografia ad alta velocità né con l’animazione. La tecnica consente di fruire di immagini super-accelerate e di comprimere il tempo, giornate o addirittura stagioni, in pochi istanti filmici.

LO SGUARDO DEL REGISTA.“Perché realizzare film? Per fornire una visione più ricca della realtà che ci circonda. […]Il mio obiettivo è elevare la gente rispetto ai propri preconcetti”, racconta Harris (da Robert Gardner, “Screening Room”, DVD 1973 & 1979/2005). Il movimento è al centro di Organism e in generale dell’opera del filmmaker americano, che spiega anche il rapporto con la musica  in una lezione alla Carnegie Mellon Univesity di Pittsburgh nel 1973:

“Non parto mai dalla musica perché guida il film. Il film è una forma espressiva più primitiva della musica in grado, invece, di dire molto di più in un dato spazio di tempo. Bisogna porre attenzione quando si mettono in parallelo. […] Il mio approccio generale è usare il film per catturare il movimento, per creare una forma che viva in esso. […]Nei documentari ho cercato di estrarre il movimento dal soggetto dato e renderlo il fondamento della struttura del film”.

Il lavoro di Harris, in particolare Organism, è centrale nel racconto cinematografico dello spazio costruito non solo per i punti di osservazione della città, ma soprattutto perché in grado di spiegare al meglio, sia attraverso la metafora che la costruzione dell’immagine, il mondo in cui viviamo.

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