Sorrentino e il noir per Campari

Video strategy significa avere una storia da raccontare. Ne parliamo con Debora Magnavacca, di Filmmaster Productions, che ha lavorato al progetto

Campari scommette sul video. E non basta il corto Killer in Red, firmato dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino, perchè a questo farà seguito una raccolta di 12 storie di cocktail, realizzate in video dal giovane regista Ivan Olita. Il progetto fa parte della campagna pubblicitaria Campari Red Diaries e punta tutto sul concetto che “Ogni cocktail ha una sua storia”.

Questo noir presenta gli inconfondibili tratti stilistici di Sorrentino e vede l’attore inglese Clive Owen nei panni di Floyd, un celebre bartender nei primi anni Ottanta, mentre immagina la storia che sta dietro alla creazione del cocktail “Killer in Red”… Il concept dell’intera campagna è di J. Walter Thompson Milano e la produzione è targata Filmmaster Productions. Abbiamo fatto due chiacchiere con Debora Magnavacca, Executive Producer Filmmaster Productions, per scoprire qualcosa in più.

Brand e storytelling: come si sta sviluppando questo rapporto?
In Killer in Red le parole chiave e il brand sono utilizzati con un presenza moderata ma costante. Campari è stato grandioso perché non ha mai spinto per avere il brand invasivo all’interno dello short movie, per loro l’importanza era nell’evento stesso, nella sua totalità. Il rapporto tra brand e storytelling, se è ben usato, può essere certamente ottimo e, se ben equilibrato, un ottimo mezzo di visibilità non scontata. La video strategy sta cambiando moltissimo e i clienti sono sempre più esigenti e attenti. Ormai per avere un impatto sul pubblico credo che si debba pianificare il lavoro seguendo una video strategy efficace, che per me significa avere una storia da raccontare. Puntare sulle persone e non sul prodotto, e fare attenzione alla call to action oltre a porre moltissima attenzione a dove e quando condividere il proprio video. Direi che Campari ha saputo perfettamente cosa fare.

Per Campari non doveva essere uno spot, ma un corto. Che differenza c’è nel lavoro?
La vera differenza la fanno i tempi. Mediamente la realizzazione di uno spot dura alcune settimane, il nostro short movie è durato circa un anno e questo vuole dire anche un lavoro di gruppo con tempi molto diversi dal normale. Generalmente i tempi di uno spot sono frenetici, in questo caso abbiamo dovuto imparare tutti a rallentare, nelle risposte del regista, nella stesura della sceneggiatura. Inoltre i creativi della JWT hanno dovuto comprendere il differente approccio. Certamente abbiamo tutti dovuto fare un passo indietro.

Dove è stato girato?
È stato girato interamente in studio, a Cinecittà. Lo spot è stato gestito da un team dedicato e abbiamo lavorato per 10 mesi sempre accanto all’agenzia JWT Milano. L’idea è loro così come lo script, poi Paolo Sorrentino nel scrivere la sceneggiatura ha aggiunto il suo inconfondibile tocco. I tempi di lavoro e di preparazione per un corto sono differenti da quelli per uno spot, sono più lunghi e dilatati, inoltre Paolo Sorrentino è un regista estremamente esigente che non lascia mai assolutamente nulla al caso e questo richiede molta attenzione, precisione, tempo e persone dedicate. Il casting come tutto il resto ha richiesto tempi lunghi di ricerca e preparazione, Sorrentino sul cast è davvero esigente e ha una sensibilità unica nel valutare gli attori.

Come è stato lavorare con lui?
È proprio la maestria di Sorrentino a fare la differenza e questo ha portato ad una cifra stilistica precisa dalle luci, alla scenografia e alla cura maniacale del dettaglio. La sua firma è emersa certamente nel suo stile preciso e nella sceneggiatura particolare, con un finale totalmente aperto, per alcuni chiaro per altri molto meno. Ognuno decide come interpretarlo. Lavorare con Sorrentino è stata per me un esperienza unica, ma la cosa che mi ha insegnato in assoluto è lavorare sempre nella verità e nella chiarezza, sempre con grande lucidità e precisione.