I Pattern Language di Peter Burr

Dalle teorie architettoniche degli Anni 70 agli odierni strumenti di disegno e simulazione 3D. Ne parliamo con l'artista statunitense

A quarant’anni dalla sua pubblicazione, l’artista newyorkese Peter Burr, ha visualizzato la teoria di sviluppo generativo Pattern Language, dell’architetto e teorico statunitense di origine austriaca, Christopher Alexander. Il video è costruito con la stratificazione di pattern grafici che si muovono al ritmo di frequenze audio, dando vita a un labirinto in continuo movimento. Le avanzate tecniche di grafica dinamica simulano il metodo di costruzione strutturale studiato nel 1977 per la soluzione di problemi legati all’organizzazione e progettazione di comunità, edifici e città, in relazione all’impatto della densità abitativa con l’ambiente. Il termine Pattern Language, coniato dal team di Alexander con il matematico Nikos Salingaros, si riferisce alla concezione su cui è basato il metodo che si sviluppa a partire dalla combinazione di 253 moduli, utilizzati come singole parole di una nuova lingua. Ora dà il titolo anche all’ultimo lavoro di Burr, classe 1980, dal 2006 sulla scena dei nuovi media, con una laurea in Belle Arti alla Carnegie Mellon University.

Quali strumenti utilizzi nel tuo lavoro e, nello specifico, come hai realizzato Pattern Language?
Pattern Language è costruito principalmente in Unity, un motore grafico per la creazione di videogiochi 3D o altri contenuti interattivi, come le visualizzazioni architettoniche o animazioni 3D. Attualmente uso Cinema 4D, un altro software di modellazione 3D integrato da Photoshop e After Effects per i ritocchi. Uso anche una parte da me personalizzata di un software di Mark Fingerhut (con Ian Faris è parte del collettivo audio-visivo di Brooklyn, Wolfshirt) che mi permette di manipolare un algoritmo di automi cellulari chiamato “Gioco della vita” attraverso un processo di disegno. La griglia-pattern nel film emerge principalmente dal software, al fine di interpretare i movimenti della fotocamera e strati densi di semplici schemi che si muovono uno nell’altro.

Perché hai scelto il linguaggio video?
Il mio lavoro sulle immagini in movimento è cresciuto naturalmente da un interesse per il disegno. L’aggiunta dell’elemento temporale rende l’intero processo del disegno molto più dinamico, caotico e sorprendente. A questo si aggiunge una potenza narrativa che la maggior parte del lavoro basato sul tempo combatte per forza di cose e tu diventi il tramite di questo confronto senza fine.

Lo schermo sembra essere divenuto uno spazio dove costruire un altro mondo. È vero per te?
Penso che sia difficile ridurre la definizione di schermo-spazio fino a considerarlo “un luogo per costruire un altro mondo”. Sì, questo è certamente una parte, ma penso che l’ubiquità di molti spazi-schermi degli smartphone illustra un altro uso. Per esempio, lo schermo come spazio per rafforzare le attuali illusioni proiettate sulla società. Mi ricordo che in occasione di una mia partecipazione a una conferenza sul potere della Realtà Aumentata, il primo relatore, un imprenditore, ci ha mostrato un video che ci accompagnava in un remoto villaggio di montagna in Svizzera. Utilizzando la funzione di fotocamera del telefono ci aiutava a individuare Starbucks e McDonald’s, cancellando il paesaggio naturale con le icone commerciali.

Tu dove sei ora?
Sono nel mio studio a Brooklyn, e sto lavorando a una collaborazione con i registi Ben Russell e Ben Rivers.

Su cosa state lavorando?
È un lavoro sulle resistenze mentali. Un uomo in uno schermo verde è impegnato con vari filosofi in una conferenza, per introdurre il pubblico a un concetto magico del processo delle influenze.

Sembra molto complicato… In che modo potrai sviluppare i tuoi modelli in questo lavoro?
Questo lavoro non è esplicitamente di “pattern”. Pattern Language, il mio ultimo film, ha esplorato questo concetto dal punto di vista visivo, spaziale e filosofico, ma questo film è orientato sulla magia e la malleabilità della “realtà” invece che sulle distorsioni e organizzazione delle superfici.

REFERENCES
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