Pedrali chiama Cino Zucchi

Un racconto attraverso le testimonianze dell'imprenditore e dell'architetto sul nuovo magazzino automatico dell'azienda a Bergamo

Il nuovo magazzino automatico di Pedrali a Mornico al Serio (BG) è rivelato dal suo architetto Cino Zucchi e dall’amministratore delegato Giuseppe Pedrali. Il documentario con interviste ai due non ha il tono incensatorio dei video aziendali. “Fili d’Erba” è invece una lezione di storia dell’architettura industriale.

CONTESTO E TRAMA. Zucchi spiega le scelte progettuali, le peculiarità dell’opera architettonica e come essa rispecchi l’identità dell’azienda. E la confronta con alcune opere storiche del XX secolo e contemporanee quali momenti di ricerca progettuale. Tra gli edifici menzionati, le industrie Ford a Detroit di Albert Kahn (1908), le officine Fagus di Walter Groupis e Adolf Meyer (1911), la Fabbrica di Turbine AEG di Peter Behrens (1912). Facendo però un importante distinzione con il magazzino Pedrali: il passaggio dall’architettura del telaio, la struttura portante messa in evidenza da divenire l’estetica dell’edificio, a quella della pelle. Zucchi avvicina infatti il concetto di pelle agli esempi industriali della Sedus di Sauerbruch Hutton (2002), della fabbrica Ricola di Herzog & de Meuron (2014) e della Salewa a Bolzano, realizzata da Zucchi con Park Associati nel 2007, edificio che ha spinto Pedrali a contattare l’architetto. La pelle dell’esterno viene a coincidere con l’immagine stessa dell’azienda, sfumando i confini tra arte, grafica, design e architettura.

Il titolo, spiega Zucchi, è un’evocazione della raccolta di poesie dello statunitense Mart Whitman “Foglie d’erba”. Ma non è l’unica citazione a un letterato. Poiché il tema di fondo in tutto il documentario, più volte messo in evidenza dalle riprese, è il rapporto tra il nuovo edificio e il paesaggio limitrofo, e la sua caratteristica organica di integrarsi nel contesto, Zucchi cita Giacomo Leopardi per sottolineare che “la naturalezza finale è frutto di un grande artificio”. Nonostante sia il frutto di tecniche e complesse, la rappresentazione che ne deriva riflette un’immagine molto immediata.

  1. TECNICA. Il racconto delle caratteristiche del magazzino Pedrali e le scelte progettuali sottese sono il sottotesto a continue riprese dell’architettura con droni. Grandi prospettive, continui passaggi dall’alto per illustrare e comprendere la relazione con il contesto e la volumetria dell’edifico e, infine, riprese di dettaglio sulle lastre in alluminio che ne contraddistinguono la facciata. Le immagini si ripetono più volte nel racconto, aggiungendo ogni volta un punto di vista sull’architettura. Poiché il paesaggio esterno è caratterizzato da una forte orizzontalità, le riprese degli esterni dell’edificio sono spesso elaborate come un piano sequenza.

LO SGUARDO DEL REGISTA. L’azienda Pedrali non viene raffigurata in modo “promozionale”. L’amministratore delegato Giuseppe Pedrali compare solo nell’ultimo quarto di tempo del film a raccontare alcune note tecniche e di performance del nuovo magazzino. L’identità dell’azienda è quindi percepita attraverso la transitività dei valori positivi espressi dall’edificio. Efficienza, performance e funzionalità ma ricerca del bene comune che emerge, da un lato, nella ricerca del minor impatto sul paesaggio, dall’altro, dall’ascolto delle esigenze e opinioni della comunità locale, con cui Zucchi e la Pedrali hanno organizzato incontri d’introduzione al progetto. Alessandro Milini punta dunque sui valori dell’architettura e la sua funzione aggregativa per trasmettere l’immagine aziendale.