Pubblicità progresso dritte al cuore

Quattordici cortometraggi usano il format adv per sollevare questioni morali, politiche e ambientali. Li racconta il National Film Board canadese

L’animazione utilizza il format della pubblicità per affrontare argomenti spinosi: dal cambiamento climatico alla politica, alla tecnologia come ossessione della società contemporanea. È il progetto Naked Island, prodotto dal National Film Board canadese, che ha raccolto alcuni tra i più talentuosi animatori della nazione per realizzare quattordici corti. Il nome prende spunto dall’omonimo e crudele gulag per dissidenti politici nell’ex-Jugoslavia, creato dall’Unione Sovietica alla vigilia della guerra fredda.

I filmmaker usano umorismo e satira, ma anche sarcasmo e immagini forti, per incoraggiarci a riflettere. I temi dei corti d’animazione sono stati scelti in piena libertà dagli autori purché avessero dimensione sociale e senso di urgenza. Tra questi, scegliamo quello più gentile, Survival of the Fittest di Eva Cvijanović. Perché fare del bene, anche con piccoli gesti, fa sentire bene.

Chi ha commissionato la serie e perché?
Maral Mohammadian e io [spiega Jelena Popović, producer dell’Animation Studio del National Film Board of Canada]. Abbiamo voluto esplorare il collegamento dell’animazione con la realtà in cui viviamo. L’ispirazione è stata la breve pellicola animata Red Square di Malcolm Sutherland (2012), ispirata alla protesta degli studenti del Quebec contro l’aumento delle tasse. Ha un messaggio efficace di meno di 10 secondi.

Come avete scelto i fimmaker e i temi?
All’inizio abbiamo lanciato un tema: la specie umana vista dagli alieni. Poi abbiamo preso la strada del format dell’annuncio di servizio pubblico, genere che il National Film Board ha promosso nel secondo Dopoguerra. E abbiamo chiesto ai creativi: se potessi comunicare durante l’interruzione pubblicitaria del Superbowl, che cosa diresti? Abbiamo abbreviato la durata dello spot da 2 minuti a 30 secondi, ricorrendo alla tecnica della pubblicità. E invitato i registi a riflettere su problemi di politica, immigrazione, ambiente, tecnologia, ecc. Tra i filmmaker ci sono nomi di riferimento per i nostri tempi, come Laurence Vallières (Sext Apes) o Sanchez Brothers (Protest).

Quali sono le tecniche di animazione utilizzate?
I film impiegano diverse tecniche, dal disegno a mano alla CGI (computer generated imagery). Laurence Vallières fa vivere le scimmie di cartone (Sext Apes) con la sola animazione degli occhi e del pollice. I due film dei piccioni (We Drink Too Much e We Eat Shit) di Clyde Henry Productions [riprendono le atmosfere retrò del più celebre corto animato Madame Tuttli-Puttli] non usando, questa volta, la sovrapposizione di occhi reali. Be Cool di Chris Landreth [è realizzato con l’animazione di fotografie e riflette la sua capacità di] maestro di “psicorealismo”, raffigurando la psiche umana attraverso il mezzo visivo dell’arte e dell’animazione.

Come avete deciso di lanciare i cortometraggi?
Abbiamo lanciato Naked Island online il 20 Gennaio, giorno dell’insediamento del Presidente statunitense che ha dato un ulteriore significato al termine “nuova era” del nostro slogan [Public service alerts for a new era]. Abbiamo lanciato i corti su Facebook per generare commenti e condivisioni, senza troppo contestualizzarli affinché la reazione del pubblico fosse spontanea. Infatti hanno suscitato molti commenti e dibattiti interessanti. Alcuni hanno messo a confronto la politica e gli atteggiamenti di statunitensi e canadesi e sottolineato l’ironia che la casa di produzione dei corti sia di proprietà pubblica. La serie è indicata come un esempio di pensiero lungimirante (“intanto in Canada”).