Robot o esseri umani?

Romantico, malinconico e un po' inquietante: il film "HI, AI" ci racconta di robot umanoidi alle prese con gli umani

I robot umanoidi sono come nuove creature sul nostro Pianeta. Lavorano nelle reception degli alberghi, nei centri commerciali o come chef. Ma la verità è che stanno entrando sempre di più nelle nostre vite private. Ci offre una panoramica sul tema un film imperdibile: “Hi, AI” (Germany, 2019, 88′), della regista Isa Willinger. Curiosi? Il film, a tratti malinconico, indaga la direzione in cui stiamo andando per provare a capire come potrebbe essere un mondo futuro – o forse già presente – dove uomini e macchine si troveranno a intrecciare legami sempre più intimi e forti.

“Per parlare con lei: usa sempre frasi brevi e dirette”. Questo il consiglio che viene dato a Chuck mentre va a ritirare dalla fabbrica la sua nuova (e bellissima) partner robot umanoide: Harmony. Insieme a lei farà un viaggio in camper attraverso la California. Scena dopo scena, scopriamo che a questa sexy robot piacciono i libri. E, dal nulla, cita Ray Kurzweil. A Tokyo, a una nonna di nome Sakurai il figlio regala il simpatico robot Pepper così ha qualcuno che le faccia compagnia. Ma presto Pepper si rivela piuttosto capriccioso trovando poco interessanti gli argomenti della vecchia signora.

Mentre Harmony e Chuck sono alla ricerca dell’amore e Pepper e la nonna cercano un confronto, il film fa sorgere domande urgenti: in che modo i robot e l’intelligenza artificiale cambieranno la nostra vita? Che vantaggi avremo e cosa potremo perdere? E chi saranno gli attori principali nel futuro?

Per fare il punto della situazione abbiamo fatto una chiacchierata con Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, noto al grande pubblico come “papà” dei robot iCub. Ingegnere elettronico, classe 1970, ha diretto la linea di ricerca dedicata allo sviluppo del progetto ICub, la piattaforma per lo studio della robotica umanoide più diffusa al mondo.

Parliamo di quando l’ntelligenza artificiale viene applicata alla robotica. Tra R1, iCub, Pepper, Sophia.. a che punto siamo con lo sviluppo dei robot umanoidi? E perché dare loro un aspetto sempre più simile a quello umano?
Lo sviluppo dell’AI per la robotica è un settore certamente in fermento. La strada però è ancora lunga. In particolare, al momento riusciamo a risolvere problemi molto specifici (in maniera eccellente a volte), ma c’è una difficoltà importante nello scalare verso soluzioni completamente autonome. Quando l’ambiente dove dovrà operare il robot è ben definito e poco variabile, le soluzioni di AI funzionano bene. In ambienti complessi – come quelli dove vorremmo operassero i robot umanoidi di servizio, assistenza…–  le cose sono ancora difficili e le funzionalità limitate. Perché robot umanoidi? Ci sono varie ragioni: quella tecnica, per operare in ambienti progettati per l’essere umano e collaborare con esso in maniera efficiente, la forma umanoide è la migliore. Gli oggetti e l’ambiente stesso richiedono una forma e capacità simili a quelle dell’essere umano. Esiste poi una ragione più scientifica, alcune teorie (neuroscienza per esempio) ci dicono che per sviluppare un’intelligenza simile a quella dell’uomo e quindi compatibile con noi, è necessario avere una forma umana. Ѐ chiaramente un’ipotesi che deve essere verificata scientificamente, ma ci sono indizi che le cose stiano proprio così.

Dal tono di voce all’emotività nelle parole, dall’empatia alle reazioni tipicamente umane dipinte sul volto. Quali sono i prossimi “limiti” che si supereranno e quali sarebbero le caratteristiche dell’androide perfetto?
L’umanoide perfetto dovrebbe “metterci a nostro agio” e per farlo si lavora in un settore dove studi di psicologia si fondono con quelli di robotica. Vorremmo che nel muoversi, parlare, decidere, il robot si comportasse il più possibile come un essere umano. Questo per non sorprenderci e spaventarci, ma anche per facilitare l’interazione. Ѐ stato mostrato come sia possibile generando i movimenti del robot in maniera opportuna fare in modo che chi lo osserva ne capisca le intenzioni. Il semplice movimento dello sguardo del robot è un elemento essenziale per indurre questo effetto nell’osservatore.

Esiste o esisterà un codice etico valido per gli androidi? I robots avranno mai dei diritti?
Possiamo certamente concepire un codice etico per le macchine come in qualche modo l’abbiamo costruito per altri dispositivi di uso quotidiano. Intorno a ogni nuova invenzione abbiamo costruito dei codici che ne regolano l’uso (pensiamo all’automobile, a Internet, alla genetica). Credo che succederà lo stesso con i robot. Di base i robot dovranno essere sicuri. Sui diritti delle macchine, questo è un tema filosofico. Probabilmente prima dovremmo capire cosa vuol dire “avere una coscienza” nell’uomo e poi capire se questa possa essere riprodotta nella macchina. Forse solo allora si potrà parlare di diritti. Un problema complesso per il quale è ancora molto difficile capire se ci sarà mai una soluzione.

Ci sono già social robots, robot domestici.. Si arriverà, come dicono in tanti, alla convivenza tra umani e androidi?
Io credo che ci sarà piano piano un uso sempre maggiore di robotica. Quella domestica richiederà ancora del tempo (vedi risposta numero 1) e per questo è difficile fare previsioni. Stiamo parlando di una tecnologia che richiede ancora tanto sviluppo e un mercato da creare (un po’ come è successo per gli smartphone). Non prevedo tempi brevissimi se non per applicazioni molto mirate (robot per la sicurezza, monitoraggio di pazienti e anziani). Il robot umanoide dei film è ancora lontano.

Nel vostro lavoro vi affiancate a neuroscienziati e psicologi. I robots potranno avere personalità uniche e definite?
Certamente esiste la possibilità che ogni robot sia diverso. Attraverso l’apprendimento che è necessario per poter adattare il robot a ciascun ambiente è possibile che ogni robot sviluppi delle capacità diverse. Parliamo anche in questo caso di un futuro non prossimo. Definire cosa sia la personalità…terrei la parola tra virgolette per il momento perché è una cosa che non si applica direttamente alla macchina.