#Soundframes

Una mostra multimediale racconta le contaminazioni tra cinema e musica

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino diventa una sala cinematografica e presenta Soundframes. Cinema e musica in mostra, nata dal concept di Donata Pesenti Campagnoni e a cura di Grazia Paganelli e Stefano Boni. Co-curatore è Maurizio Pisani, direttore di SeeYouSound International Music Film Festival, giunto quest’anno alla sua quarta edizione e di cui la mostra è ideale prosecuzione e ampliamento.

Soundframes, in scena fino al 7 gennaio 2019, racconta la trasversalità delle arti, le contaminazioni tra due diversi linguaggi artistici – il cinema e la musica – utilizzando la multimedialità come veicolo per offrire al pubblico una visita immersiva nell’universo del cinema e della musica, anche grazie alle cuffie wireless e ad una tecnologia intelligente e avanzata. Il percorso di visita si sviluppa lungo la rampa elicoidale: 9 aree tematiche, oltre 130 sequenze di film proiettate su 60 schermi per un totale di 90 metri di proiezione lineare, quasi a formare un film ideale che racconta i mille modi in cui la musica e le immagini del cinema si sono incontrate nel corso di oltre un secolo. Il percorso è duplice, cronologico e tematico.

Si parte dal cinema muto, prima espressione del rapporto tra le due arti, in cui la musica veniva eseguita durante le proiezioni: il pianista improvvisava per coprire il fastidioso rumore del proiettore. Solo in seguito i registi si sono resi conto che potevano spingersi oltre e creare qualcosa di nuovo. È qui che la musica inizia a sottolineare il potere delle immagini. Il passaggio successivo è il musical, che nasce quasi subito dopo l’avvento del sonoro: lo sviluppo narrativo e drammaturgico della vicenda è strutturato su canzoni e danze. Nella sezione dedicata al cinema d’autore si racconta invece il particolare rapporto che si sviluppa tra nouvelle vague e New Hollywood. Il documentario musicale si impone come genere narrativo negli anni ’60 con l’arrivo del rock e dei registi indipendenti. Nuove declinazioni di cinema di finzione in rapporto alla musica sono il biopic e i film musicali, capaci di inventarsi vite immaginarie dentro i molteplici mondi della musica. L’horror è il genere cinematografico che maggiormente ha saputo sfruttare l’aspetto inquietante che la musica conferisce alle immagini, amplificandone le sensazioni. La sezione dedicata al magico accordo racconta come, a partire dagli anni Cinquanta, l’industria del cinema e quella discografica si sono reciprocamente sostenute e valorizzate, con l’obiettivo di raggiungere nuovi target commerciali.

Con la progressiva diffusione della televisione e la conseguente perdita di centralità della radio, l’industria discografica utilizza come strumento di promozione una nuova forma di audiovisivo, il videoclip. Molti i registi di cinema che vi si sono dedicati, a sottolineare ancora una volta la loro vicinanza formale e produttiva alla musica. Il videoclip è diventato una forma di cinema a tutti gli effetti, che negli anni recenti ha sperimentato frontiere sempre più estreme.