Tre biopic d’autore

Maddalena De Padova, Franco Albini ed Ettore Sottsass raccontati da Valeria Parisi in docu-film in mostra alla prossima edizione di MDFF

Valeria Parisi è tra i filmmaker protagonisti della quinta edizione di Milano Design Film Festival (Palazzo del Cinema, Milano, 19-22 Ottobre) con ben tre biopic, realizzati da 3D Produzioni (in collaborazione con Didi Gnocchi), su importanti figure del design e dell’architettura italiana: Franco Albini, Maddalena De Padova e Ettore Sottsass. Personaggi talmente conosciuti, e in parte storicizzati, che risulta spesso rischioso affrontare un documentario biografico. “La difficoltà più grande”, racconta la regista, “è stare alla larga dai ‘santini celebrativi’ e cercare di arrivare a un ritratto in cui chi ha conosciuto il protagonista possa riconoscerlo guardando il film. Per ritrarre Sottsass e De Padova il vantaggio è stato poter utilizzare le interviste d’archivio che sono una base di verità. Questi documentari sono un veicolo straordinario per far conoscere l’importante materiale che 3D Produzioni raccoglie da un ventennio sul design e l’architettura: di sicuro l’archivio più ricco esistente sull’argomento”.

Qual è stato il criterio di scelta degli eventi per il documentario Maddalena! (Italia, 2017)? E quale figura emerge?
La vita di Maddalena è una corsa. Viveva e lavorava tutta d’un fiato. La sua frase preferita era quella di Charles Eames: “connections, connections, connections”. Siamo partiti dalle connessioni tra le cose e tra le persone. Avevamo tantissimo materiale d’archivio e un’intervista di ore in cui lei si raccontava.

La multi-sfaccettata vita progettuale di Ettore Sottsass si lega intimamente alle sue scelte di vita. Qual è la storia che hai voluto raccontare nel documentario Il Treno di Sottsass (Italia, 2017)?
Il Sottsass umanista, il Sottsass che ama la vita, il Sottsass che scrive e fotografa. In sintonia con le scelte che ha fatto la sua compagna Barbara Radice per la mostra There is a Planet (Triennale di Milano, fino al 11 Marzo). Avevamo ore di interviste video, risultato di tanti piacevoli incontri con lui. E una serie di nuove interviste ad amici e collaboratori, tra cui Arata Isozaky, in genere molto schivo, che ha voluto raccontare l’amico Ettore.

Qual è stato il vostro punto di vista su un architetto così conosciuto come Franco Albini?
In Franco Albini. Uno sguardo leggero (Italia, 2017) abbiamo deciso di valorizzare un patrimonio inedito: gli 8mm che girava con la sua cinepresa in giro per il mondo. Ci piaceva indagare l’occhio dell’architetto dietro la macchina da presa. Abbiamo chiesto anche a Peter Greenway di intervenire con sue osservazioni. Non esistono video interviste di Albini. Tutti i materiali d’archivio ci sono stati forniti dalla Fondazione Albini che fa un lavoro straordinario per tramandarne la memoria e l’eredità progettuale.

3D Produzioni ha un lungo curriculum nella produzione di video e film nell’ambito del progetto ed è stato tra i primi a specializzarsi in questo ambito.
Non c’è stato un calcolo e neppure un pensiero razionale all’inizio di questa storia. C’è stata una conoscenza graduale e appassionante di un mondo, quello dei designer protagonisti della ricostruzione, fatto di uomini straordinari, che è stato un privilegio conoscere e frequentare. Già anziani eppure così vitali e curiosi. L’opposto dell’aria che si respirava nel nuovo millennio nel nostro Paese.

Come è cambiato il racconto del mondo del progetto da quando avete iniziato?
È cambiato moltissimo. Negli ultimi anni ci siamo allontanati dal racconto del design di prodotto. Siamo andati in giro per il mondo con la serie che realizziamo per Sky Arte De.sing (giunta alla 5a edizione) e abbiamo scoperto che i designer oggi sono i progettisti visionari del nostro futuro. La crisi del vecchio mondo, dell’Italia in particolare, ha tolto gioia e voglia di immaginare e quindi anche creatività.