Tubes. A family story

Venticinque anni dell'azienda di radiatori trevigiana, celebrati un video racconto a firma di Gianluca Vassallo

Ambientato all’interno del reparto produttivo di Resana, in provincia di Treviso, The Circle. A family Story celebra i 25 anni dell’azienda di radiatori Tubes. Gianluca Vassallo ha scelto di utilizzare la metafora del cerchio, evocando il percorso circolare dell’acqua all’interno di un radiatore e la circolarità di relazioni e passaggio dei saperi tra la famiglia Crosetta e gli addetti della fabbrica. “Tubes”, spiega Vassallo, “prima che un’azienda è una famiglia, nell’accezione più laica di ‘comunità’ che sceglie di valorizzare le specificità individuali in direzione di un progetto comune. Così l’energia singolare circola per tornare all’origine dopo avere toccato la pluralità. Una tacita sussidiarietà dentro la quale ognuno è padre e tutti sono figli inclusi quelli acquisiti quando tutto è cominciato: i lavoratori”. L’Ad Cristiano Crosetta commenta: “Abbiamo pensato di festeggiare i nostri primi 25 anni con un cortometraggio dedicato al cuore produttivo di Tubes e alle persone che ne fanno parte perché volevamo condividere con l’esterno l’anima più profonda e pulsante che sta dietro a ogni nostro prodotto”.

Chiediamo a Vassallo quali sono le principali difficoltà nel rappresentare in pochi minuti una storia aziendale lunga decenni. Il cuore della mia prassi è costruire una relazione profonda con chi ha speso decenni a costruire un organismo complesso. Le aziende sono esperimenti di convivenza organizzati a immagine e somiglianza dei fondatori: in qualche modo sono la loro idea di mondo applicata alla produzione, che tiene insieme il sogno con il bisogno dei lavoratori di garantirsi un salario. Dalla qualità di questa convivenza dipende quella del prodotto. Amo incontrare questi uomini, entrare in conflitto con loro, commuovermi e darmi pace. Ho rifiutato decine di lavori perché il modello di convivenza non mi convinceva o, più semplicemente, mi pareva poco interessante da indagare. Le aziende con le quali ho collaborato fanno della sensibilità verso la bellezza solo l’atto finale di una rilevante curiosità verso l’altro.
Nel caso di Tubes ho visitato l’azienda un giorno di luglio pensando “radiatori, con questo caldo”; e nel mezzo del viaggio la campagna con capannoni e campi di mais che sembravano giraffe spettinate si faceva prepotente. Arrivato in azienda Rossella mi sorride, Cristiano mi accoglie con una calma rara, insieme mi portano tra i lavoratori a guardarli fare. E io, che ogni volta che vedo una fabbrica mi sembra di tornare bambino, mi sono incantato per un istante. Quello che è servito a Bruno per arrivare in monopattino e, con gli occhi felici, dire: “Ciao! Sei tu quello che mi deve fregare i soldi?”. E tutti a ridere. Un modello di convivenza che abbraccia l’autoironia e che è anche il mio.

Il video sta diventando un medium sempre più importante nella comunicazione delle imprese. Il mezzo audiovisivo ha solo aumentato le sue possibilista di diffusione ma l’importanza del mezzo in sé mi pare immutata. La grande quantità di realizzazioni non ha però aumentato la qualità della ricerca e, di conseguenza, l’efficacia del mezzo. Penso alla mediocrità nelle produzioni circolanti che rendono patinata la “fatica” chiamandola “storytelling”, rispetto invece alla bellezza dei molti tentativi sia di cinema industriale incentrato sulla verità, sia dei prodotti di confine tra video-arte e narrazione cinematografica, sia degli esperimenti volti alla comprensione dell’autenticità dei processi e della grazia delle ambizioni.

Sei stato recentemente coinvolto da Foscarini, De Castelli, De Padova, Boffi e Tubes. Quali sono le principali differenze nel rappresentare questi brand? Le differenze stanno nelle specificità umane dei committenti che, in ultimo, sono quello che racconto sempre anche quando non sono il focus di ciò che sto raccontando. E poi racconto me, il mio immaginario, la mia tensione verso la bellezza, la gioia d’esserci. È come quando fotografo: il risultato di un ritratto è la somma di due tensioni convergenti, la mia verso il cuore che osservo e quella del cuore che batte davanti al mio sguardo.

Parlaci di The Circle. A family Story dal punto di vista tecnico. La tecnica l’ho dimenticata il giorno in cui ho iniziato a parlare davvero.