Una lezione sulla realtà virtuale

A MDFF 2017 l'architetto esperto di tecnologie digitali immersive Daniel Bas Bobrova spiegherà, con casi studio, nuovi orizzonti di racconto

Nella lecture di sabato 21 Ottobre alle 16.15 (Anteo Palazzo del Cinema, piazza XXV Aprile 8), l’architetto di origini russe Daniel Bas Bobrova, esperto di tecnologie virtuali e immersive, ripercorrerà le origini della realtà virtuale non tanto a livello di innovazioni tecnologiche quanto di modalità di coinvolgimento dello spettatore – dalla prospettiva antropocentrica rinascimentale, alle macchine teatrali del Barocco, alla stereoscopia del XIX secolo.

Della realtà virtuale Bas sottolinea soprattutto la nuova possibilità di esplorare lo spazio architettonico in una dimensione incrementata del reale. Una dimensione in cui lo spettatore è attivo e il cui gesto è enfatizzato all’interno di una narrazione multisensoriale sempre variabile. La maggior parte degli artisti, però, non propone fantascienza quanto situazioni attinenti al contemporaneo, in cui trasmettere emozioni non altrimenti esperibili. Come il caso del corto Clouds over Sidra (Gabo Arora, Barry Pousman, 2015), un film che mostra la vita in un campo di rifugiati in Giordania di una bambina di dodici anni. O di Carne y Arena di Alejandro Iñárritu (2017) in cui lo spettatore condivide il dramma dei migranti nel deserto messicano. Iñárritu dimostra quanto la realtà virtuale possa diventare arte e il potenziale che ha nella produzione cinematografica di cui al momento rappresenta solo l’8%.

Nella lecture Daniel Bas Bobrova approfondirà il recente caso di Acute Art Gallery, il cui lancio ufficiale è previsto per questo autunno e la cui mission è la promozione dell’uso della realtà virtuale da parte degli artisti. I primi nomi coinvolti sono stati Jeff Koons, Marina Abramović e Olafur Eliasson, sostenuti da un team di tecnici nei processi di realizzazione delle opere. Koons ha portato nella dimensione digitale la ballerina (Seated Ballerina, 2017) minstallata al Rockfeller Centre di New York. Caratterizzata dalla materia specchiante come in molte delle opere dell’artista americano, la scultura animata rifletterà continuamente il visitatore come a dire: la tua presenza è reale, esisti. L’avatar di Abramović (Rising), invece, conduce in un inquietante viaggio nei rischi del riscaldamento globale. Mentre l’opera di Eliasson è un tentativo di trasporre l’esperienza della visione di un arcobaleno nello spazio virtuale.

L’apporto critico di Bas all’interno di un festival specializzato in architettura e il design in video consente di fare un punto riguardo all’utilizzo e alle metodologie degli strumenti digitali nella pratica artistica. Per nuovi e inesplorati orizzonti progettuali e di esperienza.