Virginio Briatore

Guardo i video di Playing for Change perché sono un seme di speranza nell’oscurità del genere umano

“Guardo volentieri i video di Playing for Change (PFC) perché sono un seme di speranza, luce e tolleranza nell’oscurità ed ignoranza del genere umano”. Con questa frase decisa, Virginio Briatore, dagli anni Ottanta poliedrico autore, giornalista e critico del design, ci dà l’opportunità di mettere in luce l’attività della piattaforma musicale PFC, nata come progetto multimediale per opera del produttore discografico statunitense ed ingegnere del suono Mark Johnson, di Timeless Media Group ed Enzo Buono. Il video selezionato è il canto di 75 musicisti cubani per le strade dell’Havana, Santiago e Miami, Barcellona e Tokyo. Un giro del mondo attraverso una canzone che è il simbolo di una cultura. Il regista del video, Jackson Browne, conferma che “viaggiare per Cuba con PFC è stata una delle esperienze musicali più ispiratrici della mia vita”.

Quando tempo passi a vedere contenuti video online e quanto al cinema? Guardo i video online tra i vari impegni. Circa 15 minuti al giorno. Mentre al cinema vada dieci volte all’anno.

Molti designer stanno affidando il racconto del proprio progetto a documentari video. Che cosa ne pensi e quali sviluppi vedi? Mi sembra una buona idea… In futuro lo sarà ancora di più. Ma bisogna avere un minimo di capacità, ritmo e misura per fare un video decente ed efficace!

Quali sono i tuoi film preferiti? Considero maestri Akira Kurosawa, Werner Herzog e i fratelli Taviani. Però gli ultimi film italiani che ho amato sono il documentario Sacro Gra (Gianfranco Rosi, 2013) perché è una sorta di contro canto, e La Grande Bellezza (Paolo Sorrentino, 2013) perché ha fatto conoscere un altro volto di Roma. In generale, amo il cinema di Paesi meno presenti sui nostri schermi com l’Argentina, l’Iran, la Russia, la Turchia, l’India, la Romania o la Spagna con film quali Luna Papa (Bakhtyar Khudojnazarov, 1999), Water (Deepa Metha, 2005), Giardino in autunno (Otar Iosseliani, 2006), Princesas (Fernando León de Aranoa), A Est di Bucarest (Corneliu Porumboiu, 2006).